venerdì 17 luglio 2009

Nucleare

"Le centrali si faranno dove c'è acqua e le scorie sono un falso problema"
Intervista a Ugo Spezia
di Roberto Santoro
15 Luglio 2009
Cinque giorni fa il governo ha approvato il disegno di legge sullo sviluppo che al suo interno contiene il piano per la rinascita del nucleare italiano. Ma quando verranno costruiti i nuovi reattori? Dove? E che ne faremo delle scorie radioattive?
Ne parliamo con Ugo Spezia, Segretario generale della Associazione Nucleare Italiana (AIN). Dottor Spezia, come verranno scelti i siti delle nuove centrali nucleari?
L'ordinamento italiano prevede che la localizzazione degli impianti sia decisa dagli esercenti.
Non è il governo che decide, quindi, ma i gestori
Il governo autorizza la costruzione dell'impianto sulla base delle analisi ambientali e di sicurezza. Ma può solo indicare i criteri alla base della scelta dei siti.
Quali sono questi criteri?
Vengono emanati dalle Nazioni Unite e sono vincolanti per tutti i Paesi. In Italia percorreremo esattamente questa strada. Servono siti sicuri dal punto di vista sismico e tettonico. Come può immaginare non è consigliabile fare un impianto sotto un vulcano.
Ci dica almeno tre siti su cui potrebbero sorgere le nuove centrali
Se le rispondessi, domani scoppierebbe una rivoluzione. Mettiamola così: gli esercenti decideranno i siti sulla base degli studi geologici, idrologici e quant'altro… ma anche sulla base delle esigenze di sviluppo della Rete. Produrre energia elettrica a Pantelleria è cosa diversa dal produrla in Val D'Aosta.
Pantelleria o la Val D'Aosta?
Provo a rispiegarglielo in questo modo: le centrali di ultima generazione sono impianti di grande potenza che hanno bisogno di una portata di acqua significativa per il sistema di raffreddamento dell'impianto. Attenzione, non vuol dire che si consumi dell'acqua; l'acqua viene usata per raffreddare l'impianto e poi restituita all'ambiente. Ma servono comunque grandi quantità d'acqua. Ecco perché in tutto il mondo le centrali le stanno facendo lungo le coste. Tutte le regioni costiere in Italia sono dei luoghi idonei per l'insediamento delle centrali.
Si potrebbero riutilizzare i siti delle vecchie centrali già esistenti?
Le vecchie centrali sono in fase di smantellamento. In nessuno di questi posti, presumibilmente, sarà possibile installare grandi centrali di grande potenza.
La parte più delicata è lo stoccaggio e lo smaltimento delle scorie radioattive
Anche in questo caso avremo bisogno di siti stabili, che non siano soggetto a rischi di terremoti, inondazioni, allagamento e così via. E deve essere un sito il più possibile a bassa densità di popolazione.
Il fronte antinuclearista dice che le "scorie" sono una ipoteca sul futuro nostro e delle prossime generazioni…
C'è molta fantascienza in giro, per non usare termini più drastici. Il problema delle scorie in realtà è un falso problema. I rifiuti radioattivi che si producono in un impianto nucleare, per il 95 per cento, perdono la loro radioattività nell'arco di 300 anni. Un impianto nucleare produce ogni anno 20 tonnellate di materiale radioattivo, ma un impianto a carbone produce ogni anno 5 milioni di tonnellate di materiali pericolosi. Ebbene, la radioattività che esce da un impianto nucleare è 25 volte inferiore a quella contenuta nelle ceneri di carbone che vengono smaltite quotidianamente.
Non dobbiamo preoccuparci?
C'è una piccola componente pericolosa, che è quella dei rifiuti ad alta attività, ma sto parlando del 3 per cento delle 20 tonnellate prodotte in un anno da un impianto nucleare. La quantità di questi materiali ad alta attività è talmente limitata che, fino a questo momento, il problema dello smaltimento definitivo di questi materiali non c'è stato.
E in prospettiva?
Fra cento anni, quando sarà stata accumulata una quantità sufficiente , potranno essere smaltite in via definitiva all'interno di depositi geologici. Depositi scavati a 1.000, 1.500 metri di profondità, all'interno di formazioni di granito, salgemma, argilla, formazioni stabili da milioni di anni e che lo rimarranno per milioni di anni...
Messi a dimora i materiali, si può buttare via la chiave.
Non esiste il minimo rischio che qualcuno arrivi a fare un buco a 1.500 metri di profondità per prendersi il materiale radioattivo. Questi sono i termini tecnici reali del problema.

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