venerdì 17 ottobre 2008

Il napoletano è ufficialmente lingua



"MO’ PUTIMMO PARLÀ…"

Il napoletano è ufficialmente lingua

Nella seduta del 14 ottobre 2008, il Consiglio regionale della Campania ha approvato il disegno di legge d’iniziativa provinciale, rubricato "Tutela e valorizzazione della lingua napoletana": il napoletano è, dunque, ufficialmente lingua.

Della presentazione del d.d.l., il cui testo il Consiglio provinciale aveva licenziato nella seduta del 22 marzo 2006, questa testata diede già notizia, nel numero del 24 marzo successivo, e, del resto, non poteva mancare una considerazione siffatta, per un’espressione idiomatica caratterizzata, da un lato, da peculiarità grammaticali e sintattiche e, dall’altro, da un proprio patrimonio letterario, che affonda le radici, addirittura, nel secolo XV.

A supporto dell’esame del d.d.l. si sono svolti, nel frattempo, convegni sui germanismi, sugl’ispanismi e sui francesismi nella lingua napoletana, curati dal gruppo di studio che, coordinato dal consigliere provinciale Luigi Rispoli e dal giornalista Umberto Franzese, vede la partecipazione, insieme con chi scrive queste righe, di personalità di spicco del panorama culturale napoletano, fra le quali, Francesco d’Episcopo (nella foto), Renato de Falco, Carlo Iandolo, don Matteo Coppola, Franco Lista, Ettore Capuano.
Al danno, dunque, arrecato al patrimonio linguistico dei napoletani dalla repressione dei localismi, introdotta dall’Unità nazionale, danno che non era riuscito a riparare il Parlamento, presso il quale era naufragato il d.d.l. presentato dai parlamentari Sergio Cola e Vincenzo M. Siniscalchi, ha dato, finalmente, rimedio la Regione Campania.

Resta da attendere, ora, la concreta attuazione della disciplina dettata dal parlamentino regionale, sia attraverso la redazione d’un regolamento d’esecuzione, sia attraverso la creazione d’appositi organismi, ai quali dovrà essere demandata l’effettiva tutela della lingua napoletana, da realizzarsi, secondo i principi introdotti dal provvedimento normativo, lungo i due canali paralleli della “codificazione” dell’espressione idiomatica e dell’“educazione all’uso”, sia parlato, che scritto, della stessa. Finalmente, «mo’ putimmo parlà’».

Sergio Zazzera
http://www.ilbrigante.com/modules.php?name=News&file=article&sid=15977

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